La morte, come ogni altro evento della vita, è un fatto sociale che impone un codice di comportamento e che stimola tutta una serie di riflessioni – filosofiche, morali, etiche, religiose, scientifiche – sulla sua natura. Da un punto di vista biologico è facile definire cosa sia la morte, quello che è più complesso è attribuire alla morte un significato e un senso perché la morte in quanto cessazione del bene della vita è per tutti un mistero, qualcosa di incomprensibile che lascia aperta la questione di cosa ci sia dopo.

Per la scienza, si definisce morte la permanente cessazione di tutte le funzioni biologiche che sostengono un organismo vivente. È un evento permanente e irreversibile e con la morte finisce l’esistenza di un essere vivente ecco perché l’unica definizione possibile della morte è quella che la mette in relazione, e in opposizione, con la vita in tutte le sue sfumature.

I rituali funebri della morte

Proprio per il suo carattere misterioso e a tratti sacrale, al momento della morte si attribuisce una fondamentale importanza in tutte le culture. Si celebrano riti, si stabilisce un rituale preciso per la composizione della salma e la scelta dipende molto dal popolo e dalla cultura di appartenenza. Già durante il Neolitico, in Italia, era diffuso il culto dei morti ai quali si dava sepoltura in una tomba. Presso gli antichi persiani, che consideravano sacri la terra e il fuoco, i corpi non potevano essere seppelliti o bruciati per non contaminare i due elementi, ma venivano lasciati a decomporsi su piattaforme sopraelevate. La cremazione invece è una pratica da sempre diffusa nella cultura orientale.

In tutte le culture si avverte la necessità di superare la separazione del mondo dei vivi da quello dei morti ed è per questo che in tantissime culture del mondo esiste la festa dei morti, un rituale che assume forme diverse ma che sostanzialmente è sempre lo stesso: in un determinato giorno o periodo si crede che i morti ritornino tra i vivi, e i viventi li ospitano offrendo loro cibo o altri oggetti, li accolgono con rituali e feste che possono svolgersi nelle case dove i defunti hanno trascorso la loro vita, oppure si può andare al funerale a portare in dono fiori.

La morte nella religione

Le religioni di tutto il morto hanno tentato di dare una risposta alla domanda: cosa c'è dopo la morte? L’ebraismo biblico tratta il tema della morte solo marginalmente. La morte è la conseguenza del peccato di Adamo e gli umani che muoiono scendono nello sheol dove vivono separati da Dio. Nella teologia cristiana invece Cristo è colui che ha vinto la morte e attraverso di lui l’uomo può ottenere la salvezza e la speranza della risurrezione e della vita dopo la morte. Per il Cristianesimo quindi l’uomo è immortale ma il suo futuro eterno può essere in Paradiso, vicino a Dio, oppure all’inferno in uno stato di pena.

In altre religioni come Induismo, Sikhismo e altre religioni orientali si crede invece nella reincarnazione. La morte quindi è un passaggio naturale durante il quale l’anima abbandona un vecchio corpo per andare ad abitarne uno nuovo. Questo processo dura a lungo fino all’estinzione del karma che determina la liberazione definitiva dell’anima dalla costrizione del corpo fisico.

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