La profanazione delle tombe, o profanazione della sepoltura, è un atto sacrilego che consiste nel danneggiare i luoghi di riposo dei defunti. Si tratta di un atto molto grave punito anche dalla legge e considerato un vero e proprio reato penale. Per profanazione delle tombe si intende l’atto di danneggiare in qualsiasi modo i cimiteri, i luoghi di sepoltura ma anche gli oggetti ornamentali, ad esempio rimuovere le lastre di marmo, estrarre una bara, strappare i fiori, rovinare gli articoli di sepoltura dei cimiteri, rubare metalli preziosi oppure oggetti di valore custoditi all’interno delle tombe. Tutti questi atti sono punti dal codice penale che prevede diversi articoli dedicati all’argomento con pene severissime che prevedono anche la reclusione.

Reato di profanazione tombe e rischi

L’art. 407 del codice penale recita: “Chiunque viola una tomba, un sepolcro o un’urna è punito con la reclusione da uno a cinque anni.”; dalla lettura dell’articolo si evince che il bene giuridico da tutelare è la pietà dei defunti; da questo punto di vista il reato sussiste anche se il sepolcro, la tomba o l’urna si trovano in luogo non consacrato, in quanto il sentimento di pietà verso i defunti esiste e va tutelato a prescindere alla situazione in cui si trova il luogo violato.

L’art. 408 del codice penale indica che “chiunque, in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, commette vilipendio di tombe, sepolcri o urne, o di cose destinate al culto dei defunti, ovvero a difesa o ad ornamento dei cimiteri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Nello stesso articolo 408 si spiega anche che il vilipendio riguarda non soltanto la tomba ma anche qualsiasi altro elemento destinato al culto dei defunti, che sia un’urna, una lapide o un qualsiasi ornamento. Il vilipendio riguarda inoltre anche quelli che la legge definisce “altri luoghi di sepoltura”, quindi non soltanto i cimiteri ma anche i sepolcreti provvisori, gli ossari di guerra o qualunque altra area adibita ad accogliere le tombe in modo provvisorio o permanente. Candele, immagini sacre, croci, fotografie, lampade, vasi di fiori, candelabri, sono considerati dalla legge “cose destinate al culto dei defunti” e quindi rovinarle o danneggiarle è reato punibile dalla legge. Sempre secondo l’art. 408 il vilipendio può essere di due fattispecie: il primo è il vilipendio diretto contro le cose destinate al culto (foto del defunto, le croci, vasi, ecc.); il secondo, invece, è diretto contro le cose destinate a difesa o a ornamento dei cimiteri come cancelli, porte, mura, recinzioni.

Cosa fare in caso di tomba profanata

Chiunque fosse vittima di profanazione della sepoltura di un proprio caro deve tempestivamente rivolgersi alle autorità competenti effettuando una denuncia per vilipendio di tombe e per delitti contro la pietà dei defunti. Dopo, si potrà chiedere il risarcimento al Comune, titolare dell’area cimiteriale, a cui spetta l’onere di ripristinare il danno, pulire e restaurare le sepolture che sono state danneggiate.

Tombe profanate in Italia

Il caso più noto di tomba profanata in Italia è quello della salma del noto presentatore televisivo Mike Bongiorno. La salma del conduttore fu trafugata il 25 gennaio 2010, al cimitero di Dagnente, in provincia di Novara, e la sua scomparsa fu segnalata dal custode. La bara fu ritrovata l'8 dicembre 2011.

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